Chi avesse voglia di andare a vedere un film sardo, non si perda questo PANAS, di Ignazio Pillittu in programmazione al multisala Galaxy di Sestu. Non perché a me sia piaciuto in modo particolare ma, sommersi come siamo da tanta spazzatura ben confezionata, italiana e straniera, questo film ha il pregio di essere sincero e autentico, come quel vino fatto in casa con tutte le migliori intenzioni del mondo ("è il migliore", si dice), ma che invece prende lo spunto ed è imbevibile.
Bisogna lodare il regista Ignazio Pillittu, che con pochi mezzi e attori non professionisti ha fatto soggetto, sceneggiatura, luci, riprese e ben due parti, quella del protagonista e di suo fratello gemello.
La storia c'è ed è interessante, prendendo spunto da una leggenda sarda.
Chi erano le Panas?
Le Panas erano le donne che morivano di parto, e per questa "impurità", i loro spiriti erano condannati a lavare i panni della loro creatura lungo il torrente tutte le notti tra la una e le tre del mattino cantando una ninna-nanna tristissima. Non dovevano parlare con nessuno, né interrompere il lavoro. Se qualcuno le disturbava, le panas si vendicavano, spruzzandogli addosso l'acqua del torrente che lo bruciava, e in più dovevano ricominciare la penitenza daccapo per sette anni.
Vedere per credere.
